Tra le pesche di Canale
(Famiglie in un interno)
(dai Roero ai Malabaila fra aromi di vini pregiati)

Nella piazza, come luogo della storia e della gente di Piemonte. Qui i paesani si ritrovano la domenica, usciti dalla barocca parrocchiale di S. Vittore dopo messa, per scambiarsi le opinioni della settimana appena trascorsa. Chiude piazza della Vittoria un'alta muraglia a scarpa nascosta da alberi frondosi e profumati, dietro un possente portale si intravede la corte del castello Malabaila. Siamo a Canale, cittadina agricola e industriale di circa cinquemila anime posta nella valle del torrente Borbore, centro del Roero, anticamente al confine tra le terre di Astigiana (Astisium) e il Piemonte. L'impronta midioevale si stempera nell'aria contadina che si respira in questo "borgo nuovo" adagiato su sito in leggero pendio sotto i tornanti che scendono Montà d'Alba. E' percorso dalla sinuosa via centrale porticata che si apre su piazze, chiese, palazzotti e negozi con vetrine e arredi d'antan. Visto dall'alto, Canale denuncia la sua struttura urbanistica organizzata a forma di trapezio accostato a rettangolo come l'impostò il Comune di Asti a metà del XIII secolo.
Perché venne costruito questo borgo franco nella valle di Canale? Oltre al ruolo strategico sulle vie commerciali e militari, questo centro, al peri di un'altra quindicina di capisaldi fondati da Asti (tra i quali: Buttigliera, Dusino, Montà, Poirino, San Damiano, Serravalle, Villanova...), serviva come fulcro di raccolta e come elemento di riduzione della potenza feudale locale. Ricevuti i privilegi dal Comune di Asti, Canale rimase indipendente per 120 anni fino a quando i Visconti di Milano, subentrati agli Astigiani, infeudarono il luogo della famiglia Roero nel 1379, riducendo alla metà quanto la Comunità vantava di privilegio.

Tra storia e vini

Vediamo questi primitivi resti in compagnia del padrone di casa, un alto signore dall'aspetto affabile, tono simpatico e aperto, grande colloquialità, reduce da un viaggio a Firenze dove ha visitato la zia Elisa quasi centenaria. Gerardo Dal Pozzo di Castellino e San Vincenzo E' l'attuale proprietario e attento abitatore del castello, ereditato dalla madre Iolanda Malabaila, ultima discendente di questa schiatta di feudatari e casanieri ( imprestarono denari a svariati pontefici ) astigiani risalenti all' XI-XII secolo. E' quindi il 13° conte di Canale partendo da Guid' Antonio Malabaila investito per primo del titolo comitale con Patente del 1617 di Carlo Emanuele I duca di Savoia. Se l'albero genealogico gli ha riservato un "buon" numero, anche la sua vita condotta da fiero celibe (lo sottolinea con orgoglio!) non ha deluso. Il conte Gerardo d'altronde non si preoccupa della discendenza, che E' assicurata dai quattro figli della sorella Lodovica sposata Carrega di Lucedio, in particolare da Corradino, padre di Lucrezia e Raimondo, presto Carrega-Malabaila. Zio e nipote, affezionati a Canale, risiedono stabilmente nella possente casaforte e si occupano da buoni gentlemen farmer dell'azienda agricola "Malabaila di Canale" che produce vino di gran classe e ottima qualità: Arneis, Arneis Pradvaj, Barbera, Roero Superiore "Bric Volta", Nebbiolo d'Alba "Bric i Merli". Tradizione piemontese gestita con lo sguardo all' intelligente modello toscano, sulle orme delle grandi famiglie nobili fiorentine e senesi. Questo nettare era già apprezzato nel XV secolo come dimostra un documento del 1414 attestantela la coltivazione di moscatello sui bric circostanti (una "vinea muscatelli" viene ceduta nel 1528 ). La corte sabauda s' interessa del vino di Canale con Carlo Emanuele I, che scrive il 14 luglio 1600 a Daniele Malabaila: " Ricordevole della grata essibitione che più volte m'havete fatto delli vostri vini". Lo stesso duca acquista un carro di vino per le nozze del figlio con Cristina di francia ( 1619 ) . E' recente la scoperta nell'archivio del castello di una lettera autografa del principe di Piemonte Vittorio Amedeo datata 1623 del seguente tenore: "Magnifici nostri carissimi, il marchese di Bagnasco ci avvisa della buona qualità dei vostri vini e della prontezza con la quale ce li avete offerti. Abbiamo gradito l' una e l' altra, massime in quest' occasione ed intendiamo mandargli in Francia, et perciò viene costì per gl'assaggij uno dei nostri somiglieri...Mentre vi assicuriamo che ne conserveremo memoria...et Dio di mal vi guardi". Non si può dimenticare, dopo il vino, la Canale del pesco. La cittadina è considerata a buon diritto capitale di questa coltura perché dal 1885 ha scelto di dedicarsi alla frutticoltura specializzata di tipo industriale e con varietà, primaticce da primati. Nella fondamentale opera di Bertello e Molino, Canale-Storia e cultura di una terra del Roero, pubblicata nel 1990 dall' Amministrazione comunale (per i tipi di Gribaudo Editore) alla riscoperta di mille anni di storia dell' "ambiziosa" città un intero capitolo Ë dedicato al "Persi 'd Canal / frut rinumà / d'l nostr pais specialità; / Andevne, andé / per tut 'l mund / a fé gusté / 'l profum giucund / ch'a levi 'n fund..." come recita una canzone popolare.

da "Itinerari Piemonte"

 

 home / pianta del sito / vini / alberghi / ristoranti / itinerari / castelli / manifestazioni / tartufo & ricette / prodotti / i paesi, le città / news / shopping