Il Castello dei Malabaila (Canale d'Alba)

Tra le pesche di Canale. Nel tessuto antico e moderno di Canale, non privo di stridenti esempi di pessima architettura contemporanea, emerge rasserenamente un angolo di verde, il piccolo parco tracciato nel XVII secolo che circonda il castello di Malabaila e proietta l'ombra dei suoi alberi sulle slanciate e squadrate linee che incorniciano le facciate color rosso sanguigno dei mattoni a vista. L' aspetto austero della casa-forte è più o meno quello che vedevano i viandanti e i cavalieri quando giungevano nel Medioevo in prossimità delle mura della Comunità di Canale. Se togliamo alla vista l'ultimo piano e risaliamo con l'immaginazione a seicento anni fa ritorniamo all'inizio dell'attuale costruzione (tra il 1380 e il1390 ), quando i Roero, ottenuto in feudo Canale, si insediano nel castello e per contrastare il pericolo delle nuove e pi˜ potenti armi da fuoco aumentano lo spessore delle pareti da uno a 2,60-3 metri dal livello del suolo fino all' altezza di una quindicina di metri e danno la tipica forma "a scarpa" all' esterno come si vede ancor oggi. La robustezza delle mura era tale che per aprire nuovi vani e finestre nei secoli successivi si fece uso della dinamite.

Su questo robusto zoccolo a scarpa si innalzano le nude pareti interrotte dagli ordini delle finestre, da un cornicione in rilievo al terzo piano e, sui tetti, da una serie di gradevoli abbaini a forma circolare. Nei documenti dell' archivio Malabaila, attentamente studiati da Baldassarre Molino, si alternano liti, saccheggi, distruzioni e restauri fin dagli inizi. Antonio e Domenico Roero già il 4 marzo 1391 dividono la proprietà perché si collocano all' origine di rami diversi: al primo spetta tutto il "castello vecchio", l' angolo di sud-est delle fortificazioni, al secondo la parte a nord del "palazzo nuovo" con la sala "magna". Tra i due corpi si trova la sala "parva" o "cusinazza", il cui possesso provocherà cause per tutto il Cinquecento e oltre. Oggi al posto delle due sale c'é il salone delle feste ricavato dalla distruzione di molti ambienti intorno al 1691-92.

Le più complicate vicende feudali portano al frazionamento del castello e a molteplici scontri verbali tra membri della stessa famiglia, i Roero, e dal XVI secolo anche a duelli all'arma bianca tra questi e i Malabaila, subentrati come consignori. Valga per esempio la difficile convivenza che porta alla lite tra Giacomo Malabaila, padre di sette figli, e Giovanni, che lo accusa di essere stato "ritrovato in una camera con certa gentildonna vidua per amor illecito et inhonesto". In una notte del 1552, sotto un vicino castello, i due si sfidano a duello che termina con la morte di Giovanni. Per il prestigio del padre e degli zii, re Enrico II di Francia concederà la grazia a Giacomo tre anni dopo.

Roero e Malabaila sono nomi di grandi dinastie di casanieri che operarono nel settore mercantile nei secoli XIII e XIV. L' accumulo di ingenti patrimoni permise loro di arrivare al ceto nobiliare e di entrare poi nella diplomazia e nell'esercito. I Malabaila come importanti banchieri astigiani operarono fin oltre la metà del XIV secolo in tutta Europa. Durante il soggiorno dei papi ad Avignone dal 1309 al 1377, periodo definito dal Petrarca "cattività babilonese", Francesco e Giacomo aprono una casana nella città francese ( attiva fino al 1362 ) per imprestare denari alla Corte papale. Con i proventi acquistano possessi in Villanova, Canale, San Damiano, Santa Vittoria, Monticello e Alba.

La famiglia annovera personaggi illustri come Baldracco, vescovo di Asti dal 1348 al 1364, Filippo, generale dell' Ordine cistercense nel 1635, storico ed esperto di storia civile ed ecclesiastica, ma su tutti emerge Luigi Girolamo (1704-1773) conte di Canale, per quaranta anni ambasciatore del re di Sardegna Carlo Emanuele III a Vienna e personaggio di spicco sulla scena politica del Settecento illuminista. Il suo ritratto e quello della famiglia campeggiano nel salone delle feste di Canale, anche se lui abituato al fasto viennese scriverà nel 1767: " Il mio castello di Canale non é che una casupola, che non può contenere nemmeno la metà della mia famiglia". Un approfondito studio biografico e di carattere politico e culturale su questa singolare figura e sui "riflessi della cultura illuministica in un diplomatico piemontese" Ë stato curato da Ada Ruata nel 1968 per la Deputazione Subalpina di Storia Patria (ancora disponibile), al quale rimandiamo il lettore.

Luigi Girolamo sposa l'erede di una delle più ricche famiglie dell'impero, i Palffy-Ordod. Anna Maria, figlia del conte Giovanni e della contessa Eleonora Esterhazy de Galantha. Antica famiglia di magnati ungheresi, gli Esterhazy possedevano immensi domini ed ottennero nel 1687 il titolo dei principi del Sacro Romano Impero. Guardando alcuni dei loro ritratti appesi al castello di Canale pare di essere a Eisenstadt, nel Burgenland austriaco, dove risiedevano anticamente.

L'ambiente aperto della capitale imperiale, ben diverso da quello del piccolo Piemonte, gli permise di conoscere e frequentare innanzitutto il poeta di Corte, Pietro Metastasio, poi Ranieri de' Calzabigi, Pietro Verri e Vittorio Alfieri, tra gli altri. Il celebre letterato aveva gusti, abitudini e idee vicine al conte, per cui soleva dire di trascorrere "le ore del giorno nelle quali son mio, dolcemente impiegato in compagnia del dottissimo signor conte di Canale...". Nel giugno 1763 pensa alla sua casa-forte piemontese e fa seguire all'ingegnere Giuseppe Gerolamo Buniva un progetto per trasformarla in un palazzo settecentesco secondo i canoni ritrovabili a Govone o a Guarene: un corpo centrale con due ali avanzanti verso la piazza chiuse da un terrazzo sorretto da agili arcate. Non se ne farý nulla sia per gli impegni diplomatici di Luigi Girolamo, sia perché il "comes humanissimus", come lo chiamava Metastasio, muore per un collasso a Vienna il 18 luglio 1773, pronunciando queste ultime parole: "Respice finem. Dieu seul le sait". L'edificio schizzato nel piccolo quadro ottocentesco conservato nello studio privato venne forse sopraelevato di un piano e munito di un coronamento di finte caditoie, come sostiene Molino, negli anni successivi alla morte dell' ambasciatore. Grandi lavori furono eseguiti per ordine di Carlo Gerolamo Malabaila (il nonno, Guido Antonio, Ë il primo conte di Canale, investito con patente del 1617 di Carlo Emanuele I ) tra il 1674 e il 1691 con la costruzione delle scuderie, del fienile e del granaio e la formazione di un giardino interno. Dietro la facciata possente del castello di Canale (dimora aderente all'A.D.S.I., Associazione Dimore Storiche Italiane) lo sguardo indugia nel freddo "buio" del piano terreno, occupato dal XVI secolo dal vasto ambiente medioevale con alte volte e una fila di "carrere", botti di rovere della cantina comitale in disuso; poco oltre c'è la citata feritoia a strombatura. Il sole tiepido della primavera inonda con la sua luce la corte principale, un tempo difesa da un ponte levatoio, e in fondo a un colonnato s'intravede il portone d'ingresso. Una bicicletta a cavalluccio del primo Novecento e alcune stampe con vedute di Roma (poco discosto il vecchio banco nobiliare che c'era nella parrocchiale) annunciano l'atmosfera vagamente gozzaniana dell'interno castellano, quella dell'amica di Nonna Speranza: <<...un qualche raro balocco...le stampe, i cofani, gli albi...le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature, / i dagherrotipi: figure sognanti in perplessité, / ...le sedie parate a damasco / chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta! >>.


da "Itinerari Piemonte"


 

 home / pianta del sito / vini / alberghi / ristoranti / itinerari / castelli / manifestazioni / tartufo & ricette / prodotti / i paesi, le città / news / shopping