...........................................Nizza Monferrato |
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| Nizza Monferrato: le probabili origini etimologiche della cittý sono da riferirsi ad una proprietaria di fondi chiamata Nice o Nicia, nome derivato dalla dea greca Nike. La data di fondazione viene considerata dagli storici l'anno 1225. Sorta intorno all'abbazia di San Giovanni in Lanero dall'unione degli abitanti della zona, dopo la distruzione da parte degli alessandrini di una serie di castelli circostanti nella contesa con gli astesi. Nel 1235 venne eretto comune e successivamente nel 1264 aderÏ al marchesato del Monferrato. Assediata dalle truppe di Carlo d'AngiÚ nel 1268, la cittý riuscÏ a resistere per quaranta giorni, da questo periodo iniziarono una serie di assedi e occupazioni che furono una costante della storia antica di Nizza. Con alterne fortune, fino al quindicesimo secolo, passÚ prima sotto il controllo degli Aleramo e dei Paleologi poi, nel 1391 fu messa a ferro e fuoco dalle truppe del conte d'Armagnac. Nel convento di Santa Maria delle Grazie soggiornÚ nel 1495 il re di Francia Carlo VIII. Nizza e il suo territorio, ricco di prodotti pregiati quali: cereali, lino, canapa, zafferano e non ultime uve pregiate, passÚ ai Gonzaga desiderosi di impossessarsi dei suoi territori dove era fiorente anche la coltivazione del gelso, l'allevamento del baco da seta e la filatura dei bozzoli. Dopo un periodo molto fiorente, dai primi anni del seicento la cittý venne quasi travolta da innumerevoli e gravi problemi. Le carestie le pestilenze (1630), i ripetuti e pesanti assedi la misero in ginocchio, nel maggio del 1613 riuscirono a respingere quello del Duca Carlo Emanuele I di Savoia, ma spagnoli e francesi l'attaccarono ripetutamente e alternativamente negli anni 1625, 1628, 1629, 1637 e nel 1647 fu rasa al suolo e ne furono abbattute le mura di cinta dagli aragoni. La dissennata politica di Ferdinando Carlo Gonzaga caratterizzÚ la seconda metý del Seicento, il Duca per coprire i debiti contratti nella disastrosa gestione del ducato spogliÚ Nizza di molte delle sue ricchezze. Il territorio del monferrato venne coinvolto nella guerra tra Austria e Francia ed i nicesi poterono solo ritenersi liberi dalle occupazioni straniere, con l'avvento dei Savoia, che si trovarono a gestire Nizza da poco riconosciuta Cittý Ducale (decreto del 1703). La situazione economica resa precaria da tutta una serie di avvenimenti negativi iniziÚ a migliorare solo verso la fine del Settecento con il rifiorire dell'industria della seta, nel suo territorio si insediarono nove filande che diedero lavoro e benessere alla comunitý. Nel 1799 il vento rivoluzionario portato dalla Francia smise di soffiare al grido di "Viva il re viva i Savoia" che portÚ i controrivoluzionari di Nizza a scacciare a randellate gli insorti dei vicini paesi. Con il ripristino della monarchia sabauda Nizza grazie alle doti del cav. Pio Corsi di Bonsasco potË affrontare la sua trasformazione positivamente. Eletto sindaco Pio Corsi modificÚ strutturalmente la Cittý, fece illuminare le vie pubbliche con fari a olio, ripristinÚ la rete stradale urbana e fece realizzare il primo sistema fognario. Con l'incentivazione del commercio ed un oculata amministrazione il Corsi permise il rilancio di Nizza riportandola al benessere di un tempo. Questo fu un secolo ricco di personaggi di grande spessore, per citarne alcuni: Vittorio Buccelli e Bartolomeo Bona che a livello nazionale ricoprirono grandi incarichi politici, Gian Felice Gino pioniere dell'aviazione e Francesco Cirio il "re" delle conserve che, geniale industriale del settore alimentare fece conoscere Nizza e i suoi prodotti a tutto il mondo grazie all'azienda che porta tuttora il suo nome e che ancor oggi Ë leader del settore. | ||
Il Museo Bersano. Fu istituito, insieme al prestigioso "Premio Paisan Vignaiolo", dall'avv. Arturo Bersano (morto nel 1978), fondatore dell'omonima azienda vinicola, una delle maggiori della provincia. Ubicato di fronte alla stazione ferroviaria, con l'intento di conservare ai posteri i principali strumenti del mondo contadino, prodotti nella campagna monferrina e langarola.Nel Museo sono presenti anche bellissimi torchi del '600-'700 a vite centrale discendente. Vi sono anche dei torchi, detti alla genovese, muniti di due grandi viti verticali. La loro maestosa semplicitý Ë simbolo di dedizione al lavoro vignaiolo. Nel cortile interno del Museo, si aprono le ricostruzioni di cantine antiche, non mancano sorprese e moltissimo materiale raro, come stampe che narrano quattro secoli di storia, vetri ed altre contadinerie tutte da scoprire. |
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| Nato a Nizza Monferrato nel 1846, morto a Torino nel 1911, era semplicemente conosciuto come "il ferroviere santo". |
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